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09 Maggio 2012

Più precisione e meno rischi contro i tumori a fegato e pancreas

Tre lavori scientifici del gruppo di chirurgia epato-bilio-pancreatica di Humanitas presentati al prestigioso Congresso della European Surgical Association

Tre lavori scientifici “firmati” Humanitas sono stati presentati al Congresso della European Surgical Association (Amburgo, 5-6 maggio 2012), la più prestigiosa società scientifica chirurgica europea. Un evento eccezionale in considerazione del numero limitato delle comunicazioni accettate (38 in totale), che conferma la qualità dell’impegno di Humanitas sul fronte della ricerca e la sua rilevanza a livello internazionale. Gli studi (due multicentrici randomizzati sulla chirurgia del pancreas e uno sulla chirurgia del fegato) valutano l’applicazione, in chirurgia epato-bilio-pancreatica, di alcune tra le più nuove e importanti tecnologie che potrebbero ridurre la complessità dell’intervento a beneficio del paziente.

Qual è l’obiettivo dei tre studi?
“I tre lavori hanno un comune denominatore - spiega il prof. Marco Montorsi, Direttore del Dipartimento di Chirurgia Generale in Humanitas - testare l’applicazione in ambito chirurgico di particolari tecnologie innovative, che sono molto utilizzate in questo tipo di interventi, estremamente impegnativi, al fine di ridurne la complessità e di aumentarne l’efficacia. L’obiettivo è valutare la validità delle numerose tecniche, che ogni giorno ci vengono proposte, con studi rigorosi e scientifici per dare loro lo status (o meno) di essere inseriti tra le possibili opzioni chirurgiche”.

Primo studio: ecografia intra-operatoria nella chirurgia del fegato
“Si tratta di un particolare uso della tecnica ecografica durante l’intervento (ecografia intra-operatoria) di chirurgia del fegato che prevede l’utilizzo del mezzo di contrasto per meglio evidenziare i noduli intraepatici - siano essi tumori primitivi o metastasi - durante la resezione epatica, cioè l’asportazione chirurgica della porzione di fegato ‘malata’. Questa applicazione è innovativa ed è stata presentata per la prima volta dal gruppo del professor Guido Torzilli (responsabile della Sezione di Chirurgia Epatica in Humanitas) già alcuni anni fa”.
“Lo studio attuale, sulla scorta dell’esperienza ad oggi maggiore al mondo - precisa il professor Torzilli - definisce in modo chiaro la portata dei vantaggi clinici dell’uso di questa metodica, che si traducono in una migliore precisione nel valutare il grado di invasione del fegato da parte della malattia, permettendo al chirurgo di essere più sicuro della completezza del suo intervento. Inoltre, per la prima volta, viene stabilito in quali pazienti l’utilizzo del mezzo di contrasto apporta i maggiori vantaggi, per i quali, quindi, il suo impiego diviene imprescindibile”.

Secondo studio: sigillante post-resezione pancreatica
“E’ un lavoro multicentrico italiano che ho coordinato in Humanitas insieme al dottor Alessandro Zerbi (responsabile della Sezione di Chirurgia Pancreatica) al fine di valutare la validità di un particolare sigillante applicato sulla trancia di resezione (cioè sull’area in cui vi è stata asportazione del tratto di pancreas) dopo un intervento di resezione pancreatica distale. Lo studio ha coinvolto 19 tra i centri italiani di eccellenza nella chirurgia pancreatica a garanzia della qualità delle prestazioni. La domanda che ci siamo posti è: ‘questo materiale è in grado di ridurre le fistole pancreatiche postoperatorie (complicazioni che causano fuoriuscita di liquido pancreatico e necessità di drenaggi) che rappresentano ancora un problema rilevante e tutt’altro che raro?’. Risposta: sì, anche se il risultato non ha raggiunto una significatività statistica. In determinate situazioni può, comunque, rappresentare un utile aiuto al chirurgo”.

Terzo studio: bisturi a ultrasuoni nella duodenocefalo-pancreatectomia
“E’ uno studio europeo in cui siamo stati coinvolti per verificare l’utilizzo del bisturi a ultrasuoni negli interventi di duodenocefalo-pancreatectomia al fine di valutarne l’efficacia in termini di riduzione delle perdite ematiche (piuttosto abbondanti dopo l’operazione) e del tempo di intervento. In realtà, pur confermando la versatilità e la sicurezza dell’apparecchiatura, non si è ottenuta la chiara evidenza di una sua superiorità rispetto alla tecnica tradizionale con l’impiego della coagulazione mono- o bipolare. In questa chirurgia così complessa conta probabilmente ancora di più l’esperienza e la consuetudine dell’equipe nell’eseguire questo tipo di interventi piuttosto che l’utilizzo di strumenti di questo genere”.

Quali saranno le possibili applicazioni nella pratica clinica di questi studi?
“Il primo lavoro ha dato sicuramente ottimi risultati, ed è da riportare, quindi, nella pratica clinica proprio per i vantaggi del suo utilizzo e l’assenza di effetti collaterali. Per gli altri due non si è ottenuta una evidenza statistica della superiorità dei materiali testati rispetto agli interventi tradizionali, ma, comunque, gli studi hanno permesso di precisarne i limiti di applicazione, a tutto vantaggio dei pazienti e dei costi sanitari”.

A cura di Lucrezia Zaccaria



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